È da un paio di giorni che in giro per blog amici trovo dei tizi che definire “strani” è poco.
Premetto, non ho pretese di superiorità culturale e/o intellettiva, per cui non mi permetto di “giudicare” (cosa che invece mi è stata ultimamente “imputata”) né l’intervento né, tanto meno, chi interviene. Tuttavia, il modo in cui questa gente si pone e tratta chi scrive e chi commenta … beh, ‘un mi garba proprio per nulla !! (chiedo scusa ai Toscani d.o.c., ma adoro il loro accento a tal punto che quando posso usarlo non perdo l’occasione).
Lo ammetto, in certi casi i miei “legami personali” influiscono parecchio su queste mie considerazioni ma in altri sono molto più neutrale e, quindi, forse più obiettivo in questi miei pensieri.
Mi viene allora da chiedermi cosa muova questi “guastatori” ma faccio davvero fatica a darmi una risposta. Non credo sia la voglia di confrontarsi: in tal caso un approccio più “civile” e non all’insegna del “muro contro muro” sarebbe molto più proficuo.
Per le stesse ragioni non penso nemmeno sia una difesa –magari un po’ troppo appassionata e veemente- delle proprie idee/posizioni.
Do anche per scontato che non siano i primi deprecabili effetti della nuova legge Turco sulle droghe leggere.
Rimane allora da pensare che sia uno sfogo o, tutt’al più, la ricerca delle luci della ribalta e del sensazionalismo a tutti i costi.
Va tutto bene … anzi, va tutto bene perché questi “sabotatori” hanno la ventura di scegliere blog di persone pacate ed estremamente ospitali ma … quanto mi prudono le mani a volte !!
E non ci si lamenti poi se la reazione –seppur mediata e ponderata- sono badilate di polifosfati organici più o meno compattati: mi ci sento tirato per i capelli (e ogni battuta in tal senso è fuori luogo).
Il 6 novembre è entrata in vigore la nuova normativa comunitaria inerente al trasporto di liquidi, schiume e gel nel bagaglio a mano sugli aerei. Beh, questo fine settimana ero in partenza, decollo dall’aeroporto di Ciampino che, solerte come sempre, ha ottemperato alle nuove regole: ai banchi del check-in le sorridenti e cortesi assistenti di volo “dirottavano” -tanto per restare in tema- i passeggeri con profumi, dentifrici, gel e schiume da barba al negozio dell’aerporto dove sono in vendita, a 70 CENTESIMI l’uno, i previsti sacchetti in plastica trasparente.
Chi ne aveva bisogno si accodava, pagava e si procurava “l’aggeggio”.
Volo di ritorno, tanto per cambiare, dallo scalo londinese di Stansted.
Entro nell’enorme terminal e, ogni pochi passi, mi imbatto in banchetti segnalati da enormi cartelloni che, richiamando la nuova normativa, invitano i passeggeri a servirsi LIBERAMENTE delle apposite buste trasparenti. Stessa scena a tutti i banchi del check-in dove le assistenti di volo, anche qui sorridenti e cortesi, offrono GRATIS gli stessi sacchetti ai passeggeri per evitare che questi si vedano confiscare le sostanze “proibite” al controllo di sicurezza.
Ancora una volta -ahimè- Stansted batte Ciampino
A very delicate issue direbbero gli Inglesi, ma loro non fanno poi molto testo: hanno sul loro territorio circa la metà delle telecamere di sorveglianza dell’intero pianeta ma inorridiscono e sbottano scandalizzati e indignati davanti alla prospettiva di DOVER avere un documento di identità, l’ho provato con mano solo ieri.
Ma, tornando a bomba, la scelta tra sicurezza e privacy non è argomento su cui trovare facilmente un accordo o un compromesso … ammesso che un compromesso accettabile per tutti realmente esista. Il massimo della privacy sarebbe, infatti, la totale negazione della sicurezza e viceversa. Si tratta di vedere cosa e quanto siamo disposti a sacrificare dell’una per incrementare l’altra.
Personalmente, pur amando ed essendo oltremodo geloso della mia privacy, in questo periodo sono più incline a privilegiare la sicurezza. Certo, l’idea che qualcuno ascolti le mie telefonate o mi riprenda mentre faccio window-shopping –beh, non solo window ad essere onesti !- con la mia compagna (in enso ESCLUSIVAMENTE sentimentale !) non mi solletica poi molto, ma ritengo che il sacrificio della CERTEZZA do non essere visto ed ascoltato valga comunque
Non so se questa sottile distinzione tra probabilità e certezza faccia realmente la differenza ma, quanto meno, indora la pillola e fa meglio digerire il fastidioso sacrificio della privacy.
In fondo, se la stessa tecnologia che può far piovere qualche quintalata di esplosivo sulla testa di Al Zarqawi o far radiare Moggi dal mondo del calcio potrebbe rivelare al mondo la ricetta delle “sarde in saor” che mia madre mi ha dettato ieri per telefono … beh … sopravviverò !!
VERSIONE CLASSICA
La formica lavora tutta la calda estate; si costruisce la casa e accantona le provviste per l'inverno. La cicala pensa che, con quel bel tempo, la formica sia stupida; ride, danza, canta e gioca tutta l'estate.
Poi giunge l'inverno e la formica riposa al caldo ristorandosi con le provviste accumulate mentre la cicala trema dal freddo, rimane senza cibo e muore.
VERSIONE AGGIORNATA AL 2006 (Governo Prodi)
La formica lavora tutta la calda estate; si costruisce la casa e accantona le provviste per l'inverno. La cicala pensa che, con quel bel tempo, la formica sia stupida; ride, danza, canta e gioca tutta l'estate.
Poi giunge l'inverno e la formica riposa al caldo ristorandosi con le provviste accumulate. La cicala tremante dal freddo organizza una conferenza stampa e pone la questione del perché la formica ha il diritto d'essere al caldo e ben nutrita mentre altri meno fortunati muoiono di freddo e fame.
La televisione organizza delle trasmissioni in diretta che mostrano la cicala tremante dal freddo nonché degli spezzoni della formica al caldo nella sua confortevole casa con l'abbondante tavola piena di ogni ben di Dio.
I telespettatori sono colpiti dal fatto che, in un paese così ricco, si lasci soffrire la povera cicala mentre altri vivono nell'abbondanza.
I sindacati manifestano davanti alla casa della formica in segno di solidarietà per la cicala mentre i giornalisti organizzano delle interviste domandando perché la formica sia divenuta così ricca sulle spalle della cicala ed interpellano il governo perché aumenti le tasse della formica affinché essa paghi la sua giusta parte.
In linea con i sondaggi, il governo redige una legge per l'eguaglianza economica ed una (retroattiva all'estate precedente) anti discriminatoria.
Le tasse vengono aumentate e la formica riceve una multa per non aver assunto la cicala come apprendista, la casa della formica è sequestrata dal fisco perché non ha i soldi per pagare le tasse e le multe: la formica lascia il paese e si trasferisce in Liechtenstein.
La televisione prepara un reportage sulla cicala che, ora ben in carne, sta terminando le provviste lasciate dalla formica nonostante la primavera sia ancora lontana.
L'ex casa della formica, divenuto alloggio sociale per la cicala, comincia a deteriorasi nel disinteresse della cicala e del governo.
Sono avviate delle rimostranze nei confronti del governo per la mancanza di assistenza sociale, viene creata una commissione apposita con un costo di 10 milioni.
Intanto la cicala muore di overdose mentre la stampa evidenzia ancora di più quanto sia urgente occuparsi delle ineguaglianze sociali.
La casa è ora occupata da ragni immigrati. Il governo si felicita delle diversità multiculturali del paese così aperto e socialmente evoluto.
I ragni organizzano un traffico d'eroina, una gang di ladri, un traffico di mantidi prostitute e terrorizzano la comunità.
Il partito della sinistra propone l'integrazione perché la repressione genera violenza e violenza chiama violenza.
Eh sì, lo ammetto, le lacune più CLAMOROSE nel mio bagaglio culturale -peraltro non smisurato … più che un bagaglio direi un trolley !- riguardano la sfera dell’arte.
Già in passato delle prestazioni a dir poco umilianti a “Chi vuol essere milionario” e a “Trivial Pursuit” mi avevano fatto intuire queste carenze e, prima ancora, le sufficienze risicate in Educazione Artistica al liceo avevano lasciato presagire che non sarei diventato un novello Sgarbi ma ultimamente … sono arrivato a livelli imbarazzanti.
È di qualche giorno fa, infatti, una discussione in ufficio durante la quale si dissertava del tenore di vita di un collega alle prese con l’arredamento e la ristrutturazione di casa.
Tra una battuta e l’altra, tra un’insinuazione sul costo al metro quadro del parquet in rovere massiccio e qualche conto in tasca (a lui) sul valore di un mega impianto della Bose per il “salone di rappresentanza”, hanno iniziato a saltar fuori delle “frasi in codice” a me completamente incomprensibili.
“Nello studio ho un Cascella” … tutti annuivano impressionati mentre io, tentando di intuire se si trattasse di una pianta grassa, guardavo in aria con fare indifferente.
“Per il matrimonio mi hanno regalato un Sassu” … sarà una roccia souvenir di Arbatax dicevo tra me e me.
“Il mio preferito è un olio di Purificato” … mah, io preferisco il Carapelli extravergine !
Ma alla frase “certo, non valgono quanto un De Chirico” qualcosa mi si è acceso dentro … che stiano parlando di arte ?? …
… Ho chinato il capo e mi sono immerso nella lettura del giornale … alla pagina dello sport ovviamente !!