Buffo come soli 2285 numeri possano fare una tale differenza ! Fino ad un paio di orette fa ero sul 727 lanciato –rigorosamente entro i limiti perbacco !- attraverso la verdissima campagna del Norfolk dopo un incantevole weekend: della quarantina di posti disponibili, solo 10-15 erano occupati, tutti nelle file davanti alla mia e questo mi ha dato modo, nelle quasi due ore di viaggio, di dare un’occhiata agli altri passeggeri. Nei sedili immediatamente davanti al mio era ordinatamente allineata una tipica famiglia inglese: lei bionda e pallidissima, lui rosso e lentigginoso e i figli castani e con la carnagione scura (… il postino ? … l’idraulico ? … mah !!). Poco oltre una coppia non “indigena”, forse Spagnoli: allegri, ben assortiti, sorridenti, di rientro a casa probabilmente. Stessa fila ma oltre il corridoio per una attempata suddita di Sua Maestà: capelli bianchissimi e tante rughe in viso a disegnare un’espressione compita ma serena. Più avanti due ragazzini di 15-16 anni: uno in camicia a maniche corte e pantaloni estivi, l’altro con un grossissimo giubbotto di pelle imbottito con tante di quelle borchie che doveva pesare almeno 25 chili.
Altre due signore, perfette sosia della vecchina poco dietro di loro, completavano, insieme a due distinti signori di mezza età, la prima fila, quella solitamente destinata a chi soffre il mal d’auto.
Silenzio di tomba, rotto solo dal lieve fruscio delle pagine del “Guardian” di uno dei due gentlemen fino a Newmarket dov’è salita una ragazza orientale che per una mezz’oretta abbondante ha squittito in sino-giapponese al cellulare, mescolando il suono della sua voce al tip tap dell’immancabile pioggia sui finestrini.
Una rapida escursione nel delirio di Stansted nei giorni feriali mi ha poi catapultato sul volo 3012 per Roma: al gate non c’era poi tantissima gente in attesa e confidavo quindi in un volo tranquillo ma … non avevo fatto i conti con una banda di metallari romani di rientro da una trasferta oltremanica e, soprattutto, con un’infornata di una ventina di teenager inglesi in gita scolastica. Detto fatto, un volo potenzialmente tranquillo si è trasformato in un girone dantesco: i metallari, sparpagliati da un capo all’altro dell’aereo nei posti rimasti liberi, si urlano quant’era bbbbbona la cantante dei “devil-qualcosa” e che razza di legnate si sono dati “pogando” durante il concerto. Le ragazzine invece sciamano da prua a poppa scambiandosi giornali, CD, dolciumi e trucchi per la disperazione di hostess e steward impegnati a vendere mini lattine di Pepsi a 2,50 € (!!!).
Considerando che ho davanti ancora un’ora di volo e che per arrivare a casa mi mancano un T1, una B e uno 044 … cosa mi dovrò aspettare ancora !?!?
Chiaralice ha scritto un sentito ed interessantissimo post sul “being too personal” (over the net e non solo) e questo mi ha fatto pensare … sì, a volte capita anche a me.
Credo che ci siano diverse situazioni, diversi caratteri e, soprattutto, diversi modi di essere “personal”. Innanzitutto c’è chi può permettersi di essere sempre diretto e chiaro, senza dover ricorrere a giri di parole, e chi invece non può farlo per tutta una serie di motivi che possono essere i più disparati.
Quanto al carattere … c’è chi ha la fortuna di essere cristallino e solare, aperto e trasparente e chi invece è più introverso e sospettoso, cupo e riservato. C’è chi si sente bene quando mette gli altri, TUTTI gli altri, a conoscenza del proprio sentire, chi si sente bene quando ne mette a parte solo QUALCUNO e chi poi è una sorta di eremita “scollegato” dal mondo.
Infine, anche i modi di esprimere le proprie cose personali possono variare profondamente: c’è chi va dritto al sodo, chi ci gira intorno e chi sceglie un modo “impersonal” per dire le proprie cose arrivando comunque ad esprimere quello che ha dentro.
Che dire, mi piacerebbe vivere sempre situazioni chiare e definite, avere un carattere estroverso e spontaneo ed avere uno stile diretto ed immediato ma non sempre riesco ad allineare tutti questi pianeti … ed allora escono post come questo.
No, non si tratta del Contevico e del palazzo che divide con
Da fuori non è nulla di particolarmente impressionante: un oscuro cancelletto e un ingresso stile vecchia Londra ma dentro … dentro il Conte ha dato il meglio di sé !
Un’entratina disadorna: un paio di stampe ingiallite formato francobollo, pietosamente nascoste dietro a cornici a vista, un contatore dell’ENEL dei tempi di Checco Beppe e una porticina minacciosa che si affaccia sul sottoscala.
Il salone racchiude invece tutta la personalità del Conte: due poltrone coperte da dei teli improponibili e un divano -non della stessa serie- seminascosto da cuscini e coperte. Per terra un tappeto persiano … o spacciatogli per tale da un “mariuolo” partenopeo con accento lucano !
L’unico altro arredamento del salotto è un mobile che mia nonna troverebbe antiquato e demodè: una credenza a due ante piena zeppa di film: film in DVD, film in videocassetta, film in VCD, film in Super8 ma … pur sempre film !!
Sopra al mobile una “modesta” TV a cristalli liquidi da
Adiacenti ai
Nel frigo birre, bibite, lattine, bottiglie un po’ di affettato ma niente luce … cambiare una lampadina è roba troppo seria ! C’è poi un’unica dispensa con cioccolatini, cioccolato, brioche al cioccolato, biscotti al cioccolato, cacao, cioccolato in polvere, cioccolato in glassa e cioccolato a scaglie. Ah già, c’è anche del Ciobar !
Attaccato alla cucina un bagno: WC, lavandino con specchiera, doccia, bidet e lettiera per il gatto; il gatto ? … non c’è, ma mesi fa ne ha ospitato uno per un paio di giorni !
Il meglio è al piano di sopra … se ci si riesce ad arrivare NONOSTANTE un tappeto infido sulle scale, una ringhiera traballante e pericolante, il soffitto ad altezza-puffo e dei gradini altissimi e stretti. Due stanzette da letto: in una due letti Magalli-sized, una mensola con una decina di libri e un armadio vuoto; nell’altra un letto matrimoniale in cui si narra che Cosimo de’ Medici abbia avuto un fugace amplesso quando era giovane, e tre armadi della stessa era geologica. Su una sedia in un angolo, incastrato tra tre armadi (Mah !!), un televisore da
Il valore della “catapecchia” ? … 800-850.000 euro, il Conte ha glissato sugli spiccioli !!
Follie di Venezia !
Proprio stamattina ero da queste parti, nella splendida cornice di Prato della Valle a Padova.