Non va confuso con Pierino maiuscolo e senza l’articolo, quello era una “cosa seria”: era il simpatico protagonista di 1000 barzellette, quasi tutte ambientate a scuola o era il buffissimo Alvaro Vitali prima che si riducesse a partecipare a squallidi reality show come “La fattoria”.
Il pierino di cui parlo io è invece un fastidioso soggetto che ha “ammorbato” la vita scolastica di tutti: è quello che alza sempre la mano, 9 volte su
Raramente coincide col primo della classe: chi è primo solitamente sa di esserlo e non ha bisogno di ostentare ma il pierino no, lui deve far vedere che sa. Intendiamoci, è uno mediamente in gamba, uno che siede nelle prime file, uno che è sveglio e studia ma … DEVE farlo vedere, DEVE far pesare la sua posizione emergente.
La reazione istintiva, quando vieni toccato in prima persona da una delle sue performance, magari in un momento in cui stai annaspando per “sopravvivere”, è alzarti dalla tua ultima fila, percorrere silenziosamente il vialetto tra i banchi e fracassargli sulla testa un monumentale Devoto-Oli. Poi però fai spallucce e ti rimetti a cazzeggiare per i fatti tuoi.
A volte il fenomeno esce anche dall’ambito scolastico e nascono grottesche figure come il pierino-calciofilo/logo, il pierino aziendale, il cyber-pierino etc. etc.
Ora come allora, faccio spallucce e vado per la mia strada !
No, non si tratta né di una nuova deviazione sessuale in voga tra i rampolli di casa Agnelli né di una compagnia di autotrasporti rumena. Si tratta piuttosto di quella tendenza –più o meno naturale- a trasferire in qualcosa o in qualcun altro le proprie emozioni e le proprie sensazioni.
A me capita spesso di farlo guardando un film: mi ritrovo a “tifare” per un personaggio per cui, istintivamente, provo una certa simpatia o con cui “sento” una certa affinità.
Di solito mi viene spontaneo scegliere quello che mi sembra il protagonista positivo ma, anche quando ci imbrocco, devo sempre passare attraverso mille vicissitudini prima di arrivare al lieto fine.
Potrebbe sembrare schizofrenia ma in realtà me la cavo sempre con un certo equilibrio e una certa serenità anche quando ne esco perdente -credo che a questo mi abbia allenato una militanza quasi trentennale nelle fila della tifoseria interista-.
Mi sono anche chiesto se questo gioco non stia a significare che preferisco immedesimarmi nella vita di qualcun altro piuttosto che “rischiare” quella mia ma non penso che sia nemmeno questo: la mia vita “vera” è già abbastanza movimentata, intensa e appagante di suo.
Comunque sia, il risultato è che le due ore che trascorro davanti alla TV risultano essere impegnative e coinvolgenti … alla faccia di tutti gli pseudo-reality !
Buona visione a tutti !