Il Natale in Laguna, fin da quando ero bambino, è sempre stata una cosa “diversa”; saranno i riflessi sfocati delle luminarie sui rii e sui canali o l’aria austera e distaccata che Venezia ama darsi, ma l’atmosfera che si respira tra calli e campielli negli ultimissimi giorni dell’anno non è la stessa che “si tocca” nelle altre città.
Molti Veneziani se la sbrigano con un’alzata di spalle e con un “xe perché noialtri gavemo el Carneval” pieno di supponenza, ma credo che sotto sotto roda anche a loro non sentire sulla pelle quell’elettricità che si prova altrove girando per le strade e tra i negozi.
Per carità, non è che il Natale veneziano sia malinconico: anche qui nella Serenissima i negozi sono riccamente addobbati di alberi, ghirlande e festoni e i principali campi della città sono affollati di bancarelle e stand di artigianato e prodotti tipici. In tutte le pasticcerie grossi e invitanti panettoni fanno bella mostra di sé in mezzo a presepi di marzapane e cioccolato e i porticati di Piazza San Marco sono impreziositi da splendide luminarie. Ma … manca qualcosa !
Il contrasto col clima del Carnevale è stridente perché anche l’algida Serenissima sa essere “calda”; a Natale invece tutto sembra artificioso e fatto ad uso e consumo di chi la vede da fuori, come se tutti “si aspettassero” che Venezia senta il Natale e questa si degnasse quindi di regalare graziosamente questa illusione ai visitatori. E allora rubicondi Babbi Natale in gondola calamitano centinaia di clic delle macchine fotografiche dei turisti provenienti da tutto il mondo -… compreso il mio- ma in realtà Babbo Natale, quello vero, se ne sta mestamente seduto sul davanzale di una finestra a chiedersi che ci farà mai in Laguna !!
Ammetto che questo potrebbe sembrare un argomento spinoso, ma nelle mie intenzioni non lo è né, tanto meno, vuol essere provocatorio. Nasce da lontanissimo, nasce dai Capodanni di quando ero bambino/ragazzino e dalle interminabili “tombolate” nell’attesa della mezzanotte. Mio nonno ne era l’assoluto mattatore con quella capacità –parzialmente “rubacchiata” alla cabala- di associare ad ogni numero estratto un commento o un’immagine. Alcuni sono rimasti impressi nella mia mente e tra questi c’è sicuramente il “77, le gambe delle donne”; non so perché fin da bambino questo accostamento mi aveva colpito ma … doveva essere una specie di sesto senso perchè poi, crescendo, ho imparato ad apprezzare la magia e il fascino di un paio di belle gambe femminili.
Notando poi che questa opinione è piuttosto diffusa tra noi maschietti, mi sono convinto che questa sorta di “arma impropria” funzioni, e funzioni pure bene, per affascinare, sedurre e in qualche modo circuire il cosiddetto “sesso forte” … che, alla prova dei fatti, tanto forte non è !
Parlandone con delle donne mi sono sentito obiettare che un paio di belle gambe hanno l’effetto collaterale di distrarre dalle altre qualità, ben più profonde, che si possiedono. La “difesa” suona piuttosto deboluccia anche se ha un certo fondamento. Il presupposto “sbagliato” è però, secondo me, il fatto che ci si debba difendere da un’affermazione del genere, che sia una specie di colpa che va espiata o, quantomeno, nascosta. In questo modo si passa dall’approfittarsene al quasi vergognarsene e non vanno bene né l’uno né l’altro. E allora, care signore, siate orgogliose dei gioielli che la natura vi ha dato … noi, dal canto nostro, continueremo a farci soggiogare volentieri dal vostro fascino !!
Ieri sera stavo “zappando” (… o forse si dice zappingando ) davanti alla TV nel tentativo di riprendermi dallo shock di 5 minuti di numero trascorsi con gli occhi pallati davanti a quello SCANDALO di sceneggiato sui templari di RAI 1, quando mi sono imbattuto in un filmato trasmesso da Matrix su Canale 5. Il videoclip era stato girato dai NOSTRI Lagunari in Iraq nell’agosto dell’anno scorso durante la battaglia in cui morì il Caporal Maggiore Matteo VANZAN.
Erano scene crude, parole crude, immagini mosse e talvolta confuse di un violento scontro a fuoco tra il Contingente italiano e i guerriglieri/terroristi/patrioti/banditi (ognuno scelga l’appellativo che preferisce). In studio una panoramica di giornalisti e un paio di politici scelti secondo una logica bipartisan e in collegamento telefonico dall’Iraq l’attuale Comandante delle truppe italiane.
I dialoghi del filmato, oltre che i contenuti, erano il tema centrale del dibattito e uno dei leit motiv sembrava essere il troppo “coinvolgimento” dei nostri Soldati. Questo punto di vista ha riempito anche le pagine di molte testate giornalistiche negli ultimi giorni e … francamente non lo condivido. Anche volendo lasciare da parte le motivazioni, gli interessi e le considerazioni che hanno spinto il Governo e il Parlamento a sventolare il Tricolore sulla sabbia dell’Iraq, un Soldato è e rimane tale a prescindere dalla missione che gli si affida: riceve un compito e lo svolge con i mezzi che ha a disposizione e che gli vengono consentiti, incluso l’uso della forza come in quel filmato. Tornando allora alle immagini e alle parole, non può sorprendere e NON DEVE scandalizzare che sotto alle pallottole l’adrenalina scorra a go go, non si può inorridire se chi ti spara addosso viene bollato come “bastardo” né ci si può vergognare se i Lagunari esultano dopo aver abbattuto chi gli aveva appena tirato contro un razzo anticarro.
Questo sembra invece l’atteggiamento dominante nel nostro establishment: l’importante è strumentalizzare e allora il soldato diventa martire o carnefice a seconda di chi lo sventola sotto al naso dell’opinione pubblica. Il tema è delicato, me ne rendo conto, e forse alla radice del misunderstanding c’è anche qualche difetto di comunicazione, ma credo gioverebbe ricordare che i Soldati oltre che strumenti sono anche UOMINI: se noi per primi ci si infervora davanti a un calciatore che fa il saluto romano in uno stadio … sarà ben lecito pensare che un uomo lo faccia mentre gli sparano addosso no ?!?