
Giuro che non volevo più tornare sull’argomento, giuro che non volevo più farmi il sangue amaro a leggere e pensare a certe cose ma oggi un amico “che mi vuole male” mi ha fatto arrivare le dichiarazioni che il Senatore Russo Spena ha pronunciato in occasione della cerimonia di intitolazione dell’aula del Senato a Carlo Giuliani.
Beh, credetemi, leggere che è così che vogliamo ricordare Carlo Giuliani: non solo come un ragazzo che non c’è più, ma come testimone della voglia di cambiamento e della spinta a incrinare un intero sistema di potere che animano le nuove generazioni.
Beh … questo sarebbe un motivo per intitolare un locale del Senato a qualcuno ?!?!?!?
Ma non è tutto qui ! Il prode Russo Spena aggiunge che non c’è alcuna contraddizione tra la dedica della sala a Carlo Giuliani e la convinta solidarietà con le famiglie degli esponenti delle Forze dell’Ordine caduti nell’adempimento del loro dovere
Quindi, paradossalmente, se l’estintore del buon Giuliani avesse centrato il cranio dell’altrettanto buon Placanica, ci si potrebbe aspettare che il locale sarebbe stato dedicato al Carabiniere !
… o no … ?
La prima impressione è quella che conta !
…era quello che mi dicevano sempre i miei quando si trattava di iniziare qualcosa, fosse l’anno scolastico, un corso di basket o un concorso pubblico. L’importante era presentarsi bene, dare una buona impressione iniziale, perché è quella che sarebbe rimasta a lungo.
Allora non ci facevo molto caso ma adesso, in effetti, devo dire che è proprio così.
A Ciampino, ad esempio, mi sono imbattuto in una fastidiosissima signora che, fin da subito, èp riuscita a starmi sui nervi: faceva da “staffetta” tra due gruppi di amici che, ahimè, erano davanti e dietro a me in coda al check-in. Al banco, inutile dirlo, ha avuto a che ridire con l’assistente di volo perché il suo trolley era “solo” qualche decina di centimetri troppo grande e qualche chilo troppo pesante per essere portato a bordo come bagaglio a mano.
Dovunque andassi me la ritrovavo: in coda alla cassa del bar a raccogliere le ordinazioni di tutta la numerosissima comitiva; al controllo di sicurezza a bisticciare col marito che le diceva di togliersi già orologio, cintura e monetine dalle tasche; in fila al gate che “teneva il posto” a tutta la masnada di vacanzieri che stava con lei; sull’aereo che disseminava i 4-5 bagagli a mano (alla faccia delle regole !) in tutte le cappelliere.
Fortunatamente, all’arrivo sono riuscito a scrollarmela di dosso ed era scomparsa nel dimenticatoio ma immaginate un po’ il piacere che ho provato quando, sul treno-navetta che mi portava al gate per il ritorno, me la sono ritrovata con tutto il resto dell’allegra combriccola … e con una mezza dozzina di borse, sacchetti e sportine !!
Era il simpatico e poco lusinghiero nomignolo che era stato affibbiato a Susanna Ronconi, unica terrorista nella storia di questo bizzarro Paese ad aver militato con “ottimi frutti” sia nelle Brigate Rosse che in Prima Linea. Una carriera mica da ridere: nel 1974 partecipa ATTIVAMENTE all’uccisione di due militanti missini, si dà alla macchia per qualche anno, viene arrestata, finalmente, nel 1980 ma due anni dopo riesce ad evadere dal carcere di Rovigo grazie all’aiuto di Sergio Segio in un blitz in cui rimane ucciso anche un passante.
Arrestata di nuovo, si “becca” 22 anni ma già nel 1989 comincia a godere di “permessi premio” (!!), nel 1991 viene messa in semilibertà e nel 1998, grazie ad ulteriori sconti di pena -la signora si è “dissociata”, che diamine !- riconquista la sudata libertà.
Da allora,
Di fronte all’indignazione -strumentale o genuina, non mi interessa !- di MOLTI, c’è chi parla di accanimento nei confronti di persone che hanno ammesso errori e riconosciuto i valori della civile convivenza: mi permetto di dissentire !!
Era un’epoca in cui era facile indovinare di che compagnia aerea era un Boeing o un MD semplicemente guardandone il timone di coda (o come diavolo si chiama). Esistevano quasi solo le linee aeree di bandiera: l’Alitalia col suo tricolore,
Poi, con la liberalizzazione degli spazi aerei, in breve gli aeroporti sono diventati un bailamme di loghi nuovi, originali e sgargianti uniformi da hostess (inclusa quella di una certa Sophie !), sigle e nomi incomprensibili e irrintracciabili: Air Lingus,Air One, Easy Jet, Lauda (!!) Air e infiniti altri.
Tra queste c’era anche l’irlandese Ryan Air, con la sua manciata di aerei blu e un’enorme arpa gialla sulla deriva di coda. Volava solo da aeroporti minori e atterrava nelle “periferie” delle grandi città europee ma, per dirla alla Susanna Tamaro, “andava dove mi portava il cuore”.
In più aveva prezzi bassissimi, letteralmente inarrivabili, hostess e steward erano gentili, sorridenti e professionali, il servizio ottimo e le limitazioni pochissime.
In breve ne sono diventato un fedele cliente: l’aeroporto di arrivo era sempre lo stesso ma partivo da Bergamo, Treviso, Verona, Pisa, Roma, perfino da Pescara.
Poi, piano piano,
Fin qui niente di male, anzi, ma poi … biglietti sempre più cari, servizio sempre più scadente, crescenti limitazioni alle dimensioni del bagaglio a mano, drastiche riduzioni del peso massimo per il bagaglio da imbarcare fino ad imporre addirittura una tariffa per ogni collo da stivare.
Notizia dell’ultima ora: Ryanair ha minacciato di lasciare diversi scali italiani se non verranno accolte tutte le sue pretenziose condizioni: Cenerentola è diventata una strega !!